La Fabbrica della Realtà

Un libro di spiritualità pratica di Matteo Cassese

"Il ritmo mutevole della crescita, nel suo eterno movimento ciclico, comporta inevitabilmente il suo opposto: la vita genera la morte, la gioventù la vecchiaia, la costruzione la distruzione, e così via. Di conseguenza, quando l'essere umano desidera la felicità, non può non temere il suo opposto.

Questo è uno dei motivi per cui ci opponiamo alla crescita. Di fatto è il motivo più profondo, che va al di là di tutti i vari conflitti nevrotici. Una volta che essi sono risolti, infatti, questa fondamentale opposizione alla crescita continua a permanere. Fin quando percepiamo la vita in termini dualistici temiamo che raggiungere i nostri obiettivi significhi avvicinarsi alla nostra fine.
Posponendo la desiderata soddisfazione ci illudiamo di poter anche posporre il suo temuto opposto, sperando così di poter fermare il tempo.
Creare significa mettersi in gioco, sporcarsi le mani al tornio dove ruota velocissimo un tondino di ferro grezzo. La punta di lavorazione che passerà sul tondino è la nostra volontà di andare al cuore di noi stessi, per scoprire la lucentezza di un Io essenziale che di solito facciamo di tutto per rifuggire. Se l'anima è l'anello di congiunzione con lo Spirito, restando nella dualità e nella rimozione dell'angoscia di morte (posticipando continuamente la nostra soddisfazione che deriva dall'incontro con il vero Sé) facciamo in modo che la punta di lavorazione non tocchi mai quel tondino fissato al tornio oppure che vi entri a tutta forza, col risultato di spezzarsi e di ritrovarci la punta piantata in mezzo agli occhi dove, guarda caso, per la medicina orientale risiede il Terzo Occhio, quello che Vede.

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Caro Leonardo, leggo sempre con molto interesse le tue impressioni. Credo anche di avere molto da imparare da tutti, te compreso. Perciò grazie per il tuo dono.
Ma desidero condividere con te un sentire che sta con me e in me da sempre. E' tornato a galla dopo le tue parole sulla morte. Sacrosante, bellissime, da manuale. E sono certo molto sentite, leggendo anche di tua madre per la quale hai chiesto una preghiera (nella speranza che stia bene e che tutto sia andato per il meglio).
Per condividere questo sentire, vorrei farti una domanda, cui sei libero anche di non rispondere: dove nel tuo corpo, in che punto, senti affiorare l'angoscia di morte? Se dovessi o potessi localizzarlo, dove sentiresti innescare il collasso corporeo di fronte al terrore di essa?
Dimentica per un attimo gli insegnamenti del tuo Maestro, ciò che hai imparato dalle filosofie religiose, dalle filosofie e basta, dai libri, dai Sacri Testi...
Dimmi di Te e della tua Morte.
Ti chiedo di farmi/ci questo dono, e di farlo anche a te. Seguendo semplicemente un consiglio dato da Matteo in un capitolo: la respirazione. Ecco, prova a respirare profondamente, a staccare la mente e parlami della tua morte. Se poi ti andrà, ti parlerò della mia.

Chissà che da questo nostro insight possa scaturire qualcosa con cui possiamo (insieme) contribuire davvero a questa Fabbrica della Realtà che altro non è (secondo il mio modestissimo parere) un bellissimo ed efficace manuale per imparare a morire.
E non è poco.

Ti aspetto six feet under, carissimo. E t'assicuro che questa non è una sfida. C'è molto Amore. Anche nella Morte.

Bruno

Si Dai Chu ha detto:
Caro Amico, leggo le Tue parole e mi dico che condivido pienamente quel che scrivi. Passa qualche istante e ripenso ai miei studi "tradizionali" (quando apprendevo dal mio Maestro) e "accademici" (quando studiavo all'Università) e rifletto:

La morte, in fondo, fa parte della vita: perché temerla? Per i cattolici, inoltre, la morte è il completamento della vita, giacché i credenti sanno che solo attraverso il "trapasso" terreno possono finalmente incontrare la "Luce di Dio".

I taoisti, d'altra parte, ritengono che la vita e la morte siano un unicum che non può essere slegato e, del resto, le nozioni relative all'immortalità hanno a che fare con una alchimia più che altro spirituale tesa alla liberazione dello spirito affinché possa ricongiungersi col Tai-Ch'i (Il Grande Uno, ossia "Il principio").

Dunque, in questa prospettiva, viviamo ma non con la "spada di Damocle" (come alcuni chiamano la "morte") sulla nostra testa, bensì con la consapevolezza che l'eternità non è di questo mondo né potrebbe esserlo dal momento che Tutto ha un Inizio e una Fine (l'alfa e l'omega - come dicevano gli antichi).

Una delle modalità per sfuggire alla "morte" e ai suoi tristi "pensieri" è AMARE poiché solo il vero e sincero amore permette all'essere umano d'innalzarsi sopra le cose.

Un abbraccio con l'augurio di una serena fine d'anno e di un felice inizio d'anno nuovo.

Leonardo.

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